pottery terracotta ko kret

Ko Kret: l’isola delle ceramiche di Bangkok

Cosa fare in una domenica di primavera a Bangkok? Le opzioni non sono tantissime in verità, specialmente se non hanno a che fare con centri commerciali e Chatuchak. Un’alternativa è andare a visitare un’isola. Avete capito bene: Bangkok ha un’isola fluviale e si chiama Koh Kret. (in verità ne esiste anche un’altra chiamata Bang Krachao, di cui abbiamo già scritto qui).

Tecnicamente Koh Kret è a Nonthaburi e non è stata creata dalla natura ma dal lavoro di centinaia di schiavi, impiegati a tagliare una scorciatoia per evitare una lunga e tortuosa serpentina del Chao Praya e raggiungere Ayutthaya più in fretta. Nel 1722 fu scavato un canale che l’erosione ha allargato sempre di più, creando un’isola a forma di D allungata di circa quattro km quadrati.

koh kret bangkok

I primi abitanti furono i Mon: un’etnia antica, con scrittura e lingua proprie, originari di un regno distrutto dai Birmani in una delle tante operazioni di pulizia etnica. Nel 1757 i superstiti si rifugiarono nel Siam del re Taksin, che permise loro di insediarsi a Koh Kred. I loro discendenti, anche se assimilati con i Thai, mantengono viva la loro antica cultura.

ko kret

Koh Kred puo’ essere raggiunta in vari modi, che una veloce ricerca su Google vi svelerà. Noi consigliamo ai lettori una formula ad alta concentrazione di adrenalina, per rendere la domenica un po’ più memorabile. Affittate al molo di Nonthaburi una mini longtail boat, ovvero la Formula 1 del fiume. Saranno i barcaioli a trovare voi: contrattate senza pietà fino a raggiungere i 500 THB/barca e assicuratevi che sia quella piccola, a fondo piatto, in genere biposto. Non solo arriverete a Koh Kret in meno di dieci minuti come una scheggia, planando e scivolando come in un bob sulla superficie del fiume, ma avrete provato una serie di emozioni forti, dall’ebbrezza alla paura, che potrete descrivere ai colleghi il lunedì mattina in ufficio.

chao phraya boat
2 ragazzi in barca sul Chao Phraya.

Koh Kret ha varie particolarità uniche e interessanti. Innanzitutto, non ci sono automobili, e l’intera isola è percorribile a piedi, su una sorta di passerella sopraelevata in cemento come quelle che seguono i klong di Bangkok. Al massimo si incontra qualcuno in moto o in bici. Inoltre, passata la parte ad alta concentrazione di bancarelle, sarete praticamente da soli, tra campagne poco popolate, villaggi di poche case, e panorami bucolici fatti di alte palme da cocco e piantagioni di alberi da frutta. E ovviamente non sarete mai lontano dalle acque del Chao Phraya, che qui appaiono decisamente meno inquinate che a Bangkok.

ko kret bangkok

ko kret bangkok

ko kret bangkok

ko kret
Il capitano medita sulla direzione da tenere

Per gli amanti dello shopping, Koh Kret sarà una piacevole sorpresa: a parte le innumerevoli bancarelle che vendono le stesse cose dei mercatini per turisti del resto della Thailandia, il prodotto più originale, per cui l’isola è sempre stata famosa, è la terracotta. L’argilla proveniente dalle sponde del fiume è lavorata con quella maestria, pazienza e attenzione al dettaglio tipica degli artisti Thai e dopo esser stata cotta in grandi forni, emerge in forma di vasi, lampade da tavolo, figure mitologiche, tazze, teiere, piatti, chiaramente di vari livelli di qualità e prezzo ma comunque molto belli. Sicuramente avrete visto squisiti vasetti color ocra lavorati con disegni intricati e dettagliatissimi, in vendita negli shops dei grandi hotels sul fiume: Koh Kret e’ dove sono stati fatti. In genere l’arte e’ passata da generazione in generazione e fino a circa venti anni fa era pressochè l’unica ragione per recarsi a Koh Kret.

pottery terracotta ko kret

pottery terracotta ko kret

pottery terracotta ko kret

pottery terracotta ko kret

Sull’isola ci sono alcuni templi interessanti, in stile birmano, simili a quelli che si trovano nel lontano Nord, verso Chiang Rai o Mae Hong Son. L’esempio più tipico e’ il Wat Phai Lom, circondato da un bel giardino da meditazione dove riposare e assorbire l’atmosfera tranquilla del luogo, che in fondo e’ solo a 20 Km dallo smog e dai rumoracci di Bangkok. Il Wat Poramaiyikawat è il tempio piu’ importante, che si dica racchiuda una reliquia del Buddha, oltre a un piccolo museo sulla cultura Mon, ma essendo davanti al molo di arrivo in un certo senso scompare dietro alle bancarelle. L’isola ha anche il suo Buddha disteso e uno stupa inclinato, a destra del molo di arrivo: associato a una predizione di sventura verso chi cerchi di raddrizzarlo, è divenuto il simbolo di Koh Kret.

wat phai lom ko kret
Wat Phai Lom.
wat phai lom ko kret
Particolare di una statua dell’ingresso.
Wat Poramai Ikaw ko kret
Lo stupa storto con Wat Poramai Ikaw

Appena sbarcati verrete a contatto con alcuni snacks tipici e ricchi di tradizione: un classico sono i fiori fritti (dokmai toht), venduti dappertutto, spesso accompagnati da te’ freddo al limone, servito in vasetti di terracotta inclusi nel prezzo, che potete portarvi a casa. Ma l’attrazione per i Thailandesi, i più grandi consumatori di zucchero al mondo, sono i dolcetti Mon, proposti da signore grasse e sorridenti in varie fogge, colori e sapori. Sembra che ogni abitante di Koh Kret produca i propri. Attenzione che i dessert dei Mon, come del resto quelli Thai, sono estremamete dolci e dopo un paio di assaggi risultano piuttosto pesanti.

Dolcetti di Ko Kret
Dolcetti di Ko Kret
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Bancarella al mercato
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una stravagante venditrice.
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Uno dei locali sul fiume.
Ko Kret bar
Bar in Ko Kret.
Ko Kret bar
Bar in Ko Kret

L’isola si può visitare a piedi o in bici a noleggio, in un giro di circa 5 Km. Le mappe in inglese sono dappertutto e mostrano i luoghi da non perdere: i villaggi, in realtà agglomerati di poche case originariamente appartenenti ad una famiglia, sono contraddistinti da numeri: quindi per comprare oggetti di terracotta sono consigliati villaggi 1 e 6, per i dolci tipici il villaggio omonimo, e cosi via. Andando verso Ovest l’isola si spopola: i visitatori domenicali tendono a stare nella zona del mercato, pranzare in uno dei tanti ristoranti in riva al fiume sulla sponda Nord, visitare i templi principali e tornare a casa. La parte agreste è la più tranquilla e offre una campagna rigogliosa ma poco curata, ricca di acquitrini e piccoli canali, col Chao Phraya sempre a poca distanza. C’e da dire pero’ che molti orti sono infestati da erbacce, le palme si stagliano alte ma le noci di cocco marciscono a terra e alcuni pezzi di terra, originariamente ben coltivati, stanno diventando paludi putrescenti. Venti anni fa tutto appariva molto più ordinato e curato e l’impressione era di un villaggio autosufficiente, che consumava e vendeva quel che produceva a chilometro zero. Forse i discendenti dei Mon sono impegnati a gestire le bancarelle domenicali e a fare marketing: dolci tipici Mon, fiori fritti in stile Mon, caffe’ alla vecchia maniera Mon…va be’ avete capito il senso.

ko kret

ko kret

ko kret
riflessi-oni
ko kret
Pause riflessive del capitano…
ko kret cat
khun mewn

In conclusione, Koh Kred vale sicuramente una visita domenicale, e forse anche una in un giorno feriale. E se magari vi piace tanto da volerci stare di più, ci sono anche un paio di Mon homestay per passarvi una notte e approfondire il discorso iniziato con questo pezzo.

ko kret beer
in attesa che finisca di piovere, una birretta..
ko kret rain
il capitano scruta l’orizzonte in attesa dei primi raggi di sole..
ko kret
nella bocca del drago..
ko kret
prove di coraggio
un vecchio lava i panni e si rinfresca nel Chao Phraya

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