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SKLERO: Rap italiano made in Bangkok

E’ sera e nel silenzio della mia cameretta affacciata su una via di Sampeng 2, distretto industriale cinese ai margini della città, sono alla ricerca di qualche notizia interessante all’interno di questo puzzle infinito e incasinato che è l’internet. Dal mazzo pesco un video rap ma all’inizio non è la lirica a colpirmi, bensì le immagini. La Bangkok che mi ha stregato scorre in sottofondo: i suoi palazzi fatiscenti, le corse in motorino lungo strade trafficate e sotto i ponti, le sue luci, i suoi mille idiomi; percepisco l’aria selvaggia di questa capitale che per me è un piccolo universo. Ok, ora hai tutta la mia attenzione e quindi mando il loop il pezzo e ascolto le parole. Non sono un critico musicale, ma ho passato gli ultimi 15 anni della mia vita organizzando eventi e poi, a mio avviso, la musica funziona quando ha qualcosa da dire, quando suscita una reazione nell’ascoltatore e questa lo fa.

Riconosco un modo di rappare e una base old school, qualcosa che mi riporta ai primi Articolo31, a Neffa, ai Colle Der Formento ma anche ai Dogo di Mi Fist; il testo è impegnato, parla di vita, di strada, di cosa sia importante in questo mondo che corre più veloce di noi e spesso ci lascia le briciole. Anche le rime sono ricercate, mai banali, centrano il segno.

“Fanculo tu e la top ten,
Tutti attori alla Sean Penn,
Sono strettamente classico stile Chopin,
Portando avanti valori trasmessi, ma non delle banconote,
Spesso ho imparato più cose ma da chi le tasche le ha vuote…”

 

Sento radici comuni, valori condivisi; e poi cosa c’è di più cool che venire a Bangkok a fare del rap italiano, questo sì che è underground, questo sì che è degno di nota!

 

 

Lui è Maurizio Del Bono, in arte SKLERO, classe 1982 (fatalità come il sottoscritto), Ticinese. Cresce ascoltando il rap anni 90 e poi comincia scrivere testi ed a interpretarli. Cambia diversi gruppi durante i primi anni di carriera, come tutti gli artisti che hanno bisogno di trovare la propria strada, fino al 2011, quando decide di lavorare singolarmente ai suoi progetti. Lascia il suo paese per seguire la compagna che si sposta per lavoro e che settimana scorsa ha dato alla luce Zeno, il loro primogenito, il quale, ricapitolando, sarà figlio di Ticinesi, nato a Bangkok ma cresciuto a Stoccolma, dove si sposteranno a breve (che magnifico casino!!!).

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Zeno. Foto by Maurizio Del Bono

Mi sono ritrovato a Bangkok più per caso che per scelta”, mi racconta, “È una città in cui fino a quattro anni fa non avevo mai pensato di poter vivere ed ho invece scoperto di amare, nonostante le sue contraddizioni e peculiarità”; “una città che mi ha insegnato ad apprezzare le piccole cose e a prendere la vita con più leggerezza”, ammette. Il messaggio che vuole mandare Sklero è abbastanza chiaro, “I miei testi raccontano soprattutto di musica e di problemi legati al mondo d’oggi quali: povertà, guerre, prostituzione, discriminazione”.

Il mondo è dominato da questi problemi, mettere al mondo un figlio è una scelta difficile, ora più di prima, mi viene da dire.

Per Zeno vorrei Giustizia, libertà e opportunità. Vorrei che mio figlio possa crescere in un mondo dominato dalla giustizia e non dalla discriminazione, che sia libero di esprimersi e di scegliere cosa è meglio per lui, che la vita gli riservi tante opportunità e che lui sia in misura di coglierle”.

Parliamo di come è cambiato il Rap, nato in strada dalla gente più povera ed emarginata e poi diventato Mainstream, con un conseguente spostamento su tematiche più “superficiali e limitate” come “sesso, droga e denaro”. Lui ribadisce con orgoglio che il mainstream e l’underground sono 2 vie separate e chi fa rap per passione e non per soldi può ancora essere “voce del popolo”.

sklero hiphop bangkok
Maurizio del Bono in arte Sklero

La sua altra grande passione è la fotografia, principalmente ritratti e street photografy e quindi gli chiedo dei graffiti che spesso accompagnano le crew rap e della quale Bangkok è ricca e lui mi racconta che anche a Hua Hin si fa tanta Street Art e che uno dei suoi artisti preferiti è Alex Face, autore di alcuni lavori simbolo in città.

alex face bangkok
Alex Face’s artwork in Bangkok.

Ho visto tante persone credere nella musica e nell’arte in generale, anche dopo grosse delusioni, anche se costa fatica, tempo e denaro e così nasce l’ultima mia cosiderazione, forse più rivolta a me stesso che a lui “Credi che l’arte possa davvero cambiare qualcosa in questo mondo così incasinato?” “Secondo me, ogni forma di espressione e ribellione può contribuire al cambiamento; in fondo l’oceano è formato da gocce.

In bocca al lupo per il tuo nuovo viaggio, terrestre, in Svezia, e di vita con Zeno e la tua compagna e soprattutto che il freddo nordeuropeo non ti geli le parole!

 

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